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Convenzione UNESCO 2003

Nata nel solco della dichiarazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Istruzione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) dei principi di cooperazione internazionale culturale del 1966 (nonché dalle iniziative adottate a seguire tra cui i seminari internazionali “Mondiacult” promossi nel 1982, dalla raccomandazione della conferenza generale “On the safeguarding of traditional culture and folklore”, dal rapporto del 1996 “Our creative diversity” e dalla prima proclamazione dei primi “capolavori dell’umanità” nel 1997), l’esigenza di individuare il cosiddetto “intangibile heritage” e assicurare misure di protezione nell’interrelazione tra attività umane e ambiente sociale nasce sin dal 1972, dall’adozione della più nota convenzione UNESCO sul patrimonio mondiale culturale e naturale del 1972.

Da allora concetti come pratiche e tecniche tradizionali e rappresentazioni di identità artistiche e di creatività, e metodiche di protezione della diversità culturale sono stati diverse volte rielaborati nel corso di numerose sessioni di lavoro dell’UNESCO fino all’adozione, nel corso della 32° conferenza generale, nel 2003, di uno strumento ad hoc, la Convenzione sulla salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, sottoscritta il 17 ottobre 2003 ed entrata in vigore il 20 aprile 2006 dopo l’adesione dell’Albania come 47esimo stato parte.

A circa trent’anni dalla Convenzione sul patrimonio mondiale, culturale e naturale (Parigi, 1972), quindi, è stato felicemente concluso nel quadro UNESCO il negoziato per un trattato che istituisce un secondo regime di tutela, fondato su di una più ampia concezione di patrimonio culturale. Tale patrimonio include anche elementi “intangibili” o “immateriali” (tradizioni orali, pratiche popolari, conoscenze della natura, artigianato, etc), che si collegano con i gruppi umani e i contesti territoriali nei quali tali elementi sono creati, ricreati e trasmessi.

L’art. 2, par. 1, della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale intangibile definisce il “patrimonio culturale intangibile” come le pratiche, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il saper-fare – come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi – che le comunità, i gruppi e, in alcuni casi, gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale. Questo patrimonio culturale intangibile, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia e dà loro un senso d’identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana.

Il Patrimonio Culturale Immateriale è principalmente costituito dalle seguenti vaste categorie di beni:

  • le lingue, i dialetti e le isole alloglotte;
  • le arti performative, musica, danza e forme di teatro;
  • le pratiche sociali, riti, feste e cerimonie (comprese quelle agricole);
  • le conoscenze e le pratiche intorno alla natura e all’universo;
  • le modalità e le tecniche, i saperi, il lavoro artigianale.

L’interrelazione di questi elementi con l’ambiente circostante sia fisico che sociale conduce alla formazione e all’elaborazione dinamica delle identità locali.

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