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14 - LA DIETA MEDITERRANEA PATRIMONIO UNESCO: LE COMUNITA' EMBLEMATICHE

  • Autore: PROF. MARINO NIOLA

Quando l’UNESCO ha riconosciuto la Dieta Mediterranea come Patrimonio dell’Umanità, il 16 novembre 2010, ha scelto delle location che davano corpo a questa astrazione. Ha scelto dei luoghi dove, secondo l’organizzazione internazionale, la Dieta Mediterranea è meglio rappresentata e le ha chiamate comunità emblematiche perché in quei luoghi la Dieta Mediterranea si fa in maniera esemplare. In origine questi luoghi erano quattro. Il primo è il Cilento, in Italia, dove ha vissuto Ancel Keys, l’uomo che negli anni Sessanta ha inventato il nome “Dieta Mediterranea” e che viene considerato il padre assoluto di questo stile di vita.
In Cilento, inoltre, ci sono tutte le condizioni che l’UNESCO richiedeva sia dal punto di vista ecologico sia dal punto di vista sociale della comunità, della società: è un ambiente in cui la vita è ancora possibile, ancora umana, ancora slow e dove ci sono tassi di longevità altissimi, tanto è vero che Ancel Keys chiamò “il triangolo della lunga vita” quella parte di Cilento compresa tra i comuni di Pollica, Castellabate (dove è stato girato il film “Benvenuti al Sud”) e San Mauro Cilento. Siamo poi vicinissimi a Delia, l’antica Elea, cioè la patria di Parmenide e di Zenone: un cerchio dove tutto si chiude.
Un’altra località si trova al centro della Spagna: Soria, in Castiglia, dove si trovano olivo, vite, grano (cioè gli elementi di base della Dieta Mediterranea) insieme a uno stile di vita adeguato. Poi c’è Koroni, in Grecia, quindi siamo vicini alla patria della Dieta Mediterranea intesa in senso mitologico-religioso, che è molto vicina a Kalamata, uno dei simboli mondiali di produzione dell’olivo le cui olive sono famosissime.
L’altro luogo è Chefchaouen, in Marocco. Qui qualcuno potrebbe avere dei dubbi, chiedersi “come mai il Marocco che ha in comune solo alcune cose ma non tutte?”. Gli elementi della Triade mediterranea, ad esempio, in Marocco ci sono in parte: c’è l’olio di oliva, c’è il grano (basti pensare a piatti come il bulgur e il cous cous) ma non c’è il vino. Questo, però, è vero solo in parte: oggi il Marocco è uno dei pochi Paesi islamici dove si produce ancora vino. Inoltre il rapporto tra l’Islam e vino non è sempre stato così come noi lo immaginiamo, con un “no” categorico dell’Islam al vino: all’origine, nelle prime sure del Corano, quelle della Mecca, non c’è alcuna traccia di condanna del vino che arriva solo nelle seconde sure, quelle che Maometto scrive a Medina. Ci troviamo quindi di fronte a un modo che fa riaffiorare un’antica unità e le due sponde del Mediterraneo si trovano improvvisamente vicino. Da questo punto di vista l’UNESCO ha fatto una bellissima operazione, culturale, morale e politica: individuare non le ragioni che dividono i Paesi ma quelle che li uniscono attraverso il cibo.


Meddiet - Il portale della Dieta mediterranea" è un progetto dell'Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza. Progetto realizzato con il contributo del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali – Decreto ministeriale n. 93824 del 30 dicembre 2014.

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